Ella – Nuwara Elya: la via del tè.
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Ella – Nuwara Elya: la via del tè.

Ci alziamo di buona lena: la giornata prevede più tappe e sono tutte molto interessanti quindi non c’è tempo per dormire fino a tardi. Il nostro mezzo sempre pulito e profumato grazie alle cure del ragazzo che lavora insieme al nostro autista, ci riporta sulle strade dissestate dello Sri Lanka per raggiungere la città di Ella, situata nell’entroterra dell’isola. Facciamo una tappa veloce per vedere una piccola cascata naturale e sorseggiare del freschissimo latte di cocco direttamente dal frutto e per incontrare una famiglia di scimmie con tanto di cuccioli attaccati al seno della mamma. Le scimmie qui si vedono spesso e volentieri e sono abituate alla presenza dell’uomo tanto da avvicinarsi e rubare il mio cocco, che distrattamente ho appoggiato accanto a me. Proseguiamo il nostro trasferimento fino a raggiungere la stazione dei treni che collegano Ella a Nuwara Elya attraverso le magnifiche piantagioni di tè della zona.
In biglietteria troviamo il tariffario: sono disponibili biglietti di prima, seconda e terza classe. Fa un caldo torrido e per coccolarci un po’ decidiamo di acquistare i biglietti per la prima classe, che costano meno di 10 Euro, ma sono terminati. Ci saremmo accontentati della seconda classe, ma sono terminati anche quelli e siamo costretti ad acquistare i biglietti di terza classe che vengono venduti indipendentemente dalla disponibilità di posti per tutti. La stazione è caratteristica, prevale il legno e i colori sono caldi, i binari non sembrano messi troppo male e in generale l’effetto è di un luogo curato e ben funzionante.
Il treno è in arrivo e ci posizioniamo nella porzione di marciapiede in corrispondenza delle carrozze di terza classe. Subito notiamo un evidente sovraffollamento e ci chiediamo se ci staremo tutti sui cinque vagoni di terza classe. In ogni caso sarà una gran bella esperienza. Il treno approccia al marciapiede con le porte aperte e già straboccante di persone, ma non ci diamo per vinti e in qualche modo saliamo. In un primo momento ci affanniamo per cercare un posto a sedere e lo troviamo: la meraviglia dei vagoni di terza classe è che ci trovi solo gente del posto, famiglie, donne in abiti tipici, ragazzini sorridenti. Una volta che ti abitui non senti quasi nemmeno più l’odore pungente di spezie, tappezzeria un po’ vecchia e, inevitabilmente, di sudore visti i 40 e passa gradi del vagone senza nemmeno l’idea dell’aria condizionata. Va bene così, viaggiamo su un mezzo locale, insieme a persone del posto e ci godiamo sorrisi che non si vedono in nessun altro luogo al mondo. Il viaggio è lungo, ma tutto sommato scorre. Passa un ragazzo con un cesto di vimini foderato di carta di giornale e stracolmo di qualcosa che sembra commestibile: sono frittelle di mais, verdure e di gamberi. Assolutamente incuranti delle più banali norme sulle condizioni igieniche del cibo acquistiamo un cartoccio, sempre rigorosamente fatto di carta di giornale, di frittelle miste e sono tutte deliziose, infatti le finiamo in un attimo e richiamiamo il ragazzo per fare il bis.

Per stemperare un po’ la scomodità dei sedili e il caldo sempre più forte provo a stare seduta sui gradini della porta del vagone: la velocità del treno è molto ridotta e lì aggrappata alla porta mi godo un paesaggio davvero incredibile. Le piantagioni di tè si sviluppano a perdita d’occhio su tutti i lati, ordinate, rigogliose, curate in modo maniacale. Con il vento tra i capelli e gli occhi pieni di questo spettacolo penso che questo viaggio potrebbe anche durare all’infinito e potrei non stancarmi mai. Ma il viaggio finisce quando arriviamo alla nostra destinazione: la Blue Field Tea Factory, lo stabilimento di lavorazione del tè che abbiamo scelto per la nostra visita. Un dipendente con un sorriso a mille mila denti ci accoglie porgendosi delle ceste munite di bretelle per posizionarle addosso a mo’ di zainetto e ci indica la piantagione di tè alle nostre spalle. Mentre noi lo guardiamo un po’ spaesati il suo sorriso diventa una vera e propria risata e in un bell’inglese ci spiega che se vogliamo proseguire con la visita dello stabilimento dobbiamo prima guadagnarcela raccogliendo il tè. A quanto pare non scherza e con fare sommesso ci dirigiamo verso la piantagione per raccogliere le tenere e profumate foglioline di tè. Il nostro lavoro dura comunque poco, il tempo di fare qualche foto e di capire come selezionare le foglie migliori. La guida ci dispensa dal proseguire la raccolta e ci invita finalmente ad entrare nella Blue Field Tea Factory dove attraverso un percorso guidato vediamo le varie fasi di lavorazione del tè, dal lavaggio fino all’impacchettamento. Tutti i lavoratori della fabbrica, uomini e donne, portano divisa, cuffietta e guanti e tutti sono dei veri e propri professionisti in grado di selezionare le varie qualità di tè e di lavorare con grande cura la preziosa materia prima. Alcune fasi si svolgono a mano, altre con l’aiuto di macchinari, tutto è comunque gestito con cura e attenzione ai dettagli. Al termine della visita troviamo uno shop con centinaia di confezioni di tè, di qualità più o meno pregiata, con packaging particolari e colorati oppure molto semplici e minimali. Prima di lasciare la Blue Field Tea Factory ci viene offerta una piccola degustazione di tè con deliziosi biscottini al burro in pieno stile british, anche per quanto riguarda le tazzine di pregiata porcellana decorata.

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