Il festival di Kandy
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Il festival di Kandy

Un brevissimo tragitto col nostro ormai fidato pulmino e raggiungiamo Kandy, una delle città più conosciute dello Sri Lanka. Kandy si trova nella provincia centrale dello Sri Lanka, quindi nell’entroterra, è a circa 500 metri sopra il livello del mare ed è famosa per il festival che si tiene ogni anni per le strade della città e che vede come protagonisti gli elefanti. La leggenda narra che uno dei denti di Buddha sia conservato proprio qui a Kandy e durante il festival viene portato in processione a dorso di un elefante agghindato a festa.
In tutta la città fervono i preparativi, gli elefanti vengono lavati e i paramenti sono pronti da indossare, tutti cercano fin dalle prime ore del pomeriggio di accaparrarsi i posti migliori per vedere la sfilata e poter rendere omaggio alla sacra reliquia. Noi raggiungiamo il nostro hotel che è situato su un bricco e anche se è molto carino, la percentuale di umidità è altissimo. Questo insieme al fatto che per un guasto alla caldaia non c’è acqua calda, ci fa quasi venir voglia di accendere il caminetto che abbiamo in camera. Alla fine ci rassegniamo a fare la doccia fredda, anche perché siamo impazienti di scendere per le vie dove tutto è quasi pronto. Con uno spericolato tuc tuc percorriamo la strada in forte pendenza che ci separa dal centro città e, grazie a qualche miracolo, arriviamo sani e salvi sulla via principale.
È tutto transennato e ci sono guardie armate a garantire la sicurezza delle persone. Capiamo subito che i negozianti della via della processione hanno allestito lo spazio antistante al proprio negozio come veri e propri spalti a pagamento con tanto di sedie prenotate e non. Ci informiamo sui prezzi e ovviamente ci chiedono una cifra spropositata per una sedia in terza fila quindi partiamo con la contrattazione fino a raggiungere un onesto accordo: una sedia ci costa alla fine circa 11 euro, che non è male visto che era partito da qualcosa come 26 euro a sedia. Ci accomodiamo, le sedie sono scomode manco fosse una tortura ma guai a lasciarle anche solo per sgranchirsi le gambe: una sedia abbandonata fa in fretta a diventare la sedia di qualcun altro. L’atmosfera ci ripaga comunque sia della spesa, sia della scomodità perché le persone sono eccitate, felici, cantano e portano i propri bimbi verso il cielo come a cercare per loro una qualche forma di benedizione. Gli abiti delle donne e delle ragazze sono coloratissimi, molte indossano il sari tradizionale, i bambini giocano per terra e le famiglie sono attrezzate per fare ricchi pic-nic che potrebbero durare anche due giorni tanta è la quantità di cibo.
Intanto si sta facendo buio, ma non sembra arrivare nulla sulla via. Continuiamo quindi a goderci il clima di festa che pervade le persone e persino l’aria e aspettiamo che accada qualcosa. Finalmente si inizia: la prima attrazione della sfilata sono dei ballerini- giocolieri che ci regalano un affascinante spettacolo di fuoco, con una serie di oggetti incendiati che vengono utilizzati per varie acrobazie. Subito dietro iniziano a sfilare uomini che sorreggono diverse bandiere, con vessilli, immagini e colori tutti diversi. Ed ecco il primo elefante: la povera bestia indossa una sorta di abito che copre tutto, orecchie comprese, e che è tempestato di pietre e specchietti, ma anche di piccole lucette in stile albero di Natale. In tutta sincerità, pur nel rispetto della tradizione e delle usanze, gli elefanti impiegati in questo festival non sembrano particolarmente entusiasti del fatto di essere coperti da questi pesanti paramenti e soprattutto dal fatto di essere incatenati in modo che non possano fare altro che camminare a passo d’uomo.
La sfilata continua con un ritmo che dire lento è dire poco: infiniti tempi morti, un elefante ogni dieci minuti, qualche altro spettacolo di ballerini, fino all’arrivo dell’elefante che ha l’onore di trasportare il dente di Buddha racchiuso in una teca posizionata sulla sua nuca.
Sicuramente affascinante per l’atmosfera e per il coinvolgimento che le persone del posto mostrano per questa manifestazione, il festival di Kandy ci è parso mancare di rispetto ad animali che sulla carta sono considerati sacri, ma che nella realtà – almeno in questa occasione – sono trattati un po’ come al circo.

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