Sigiriya
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Sigiriya

Sigiriya è uno degli otto siti patrimonio dell’umanità UNESCO dello Sri Lanka.

Un viale di terra rossa ci porta verso l’enorme roccia fortezza e per raggiungere la cima ci aspetta una ripida scalinata per un totale di 1200 gradini. La salita si prospetta piuttosto faticosa perché per una parte i gradini sono in realtà solo piccoli solchi scavati nella pietra viva e in più ci son già più di 30 gradi, il sole è alto e non c’è un filo d’ombra nemmeno a pagarlo. Iniziamo la scarpinata seguendo la fiumana di gente che come noi ambisce alla cima della roccia per visitare questo importante sito archeologico. A circa metà della salita incontriamo una scala a chiocciola in metallo e la salita diventa un po’ più agevole anche se io sono praticamente distrutta, madida di sudore e senza fiato. La scalinata porta a un pianoro dove possiamo tirare un attimo il fiato per poi affrontare l’ultimo tratto di salita. Tira un vento fortissimo e menomale perché adesso fa davvero un caldo insopportabile. Vediamo un po’ di movimento e persone bardate da testa a piedi con quelle che sembrano le tute degli apicoltori arrivare di corsa. Chiediamo spiegazioni a Danu: ci indica delle grosse macchie nere sulle pareti della roccia dicendoci che si tratta di alveari di calabroni, grossi calabroni. Il vento che tira fortissimo infastidisce i grossi insetti che ondeggiano sugli alveari. La scalinata che ci separa dalla cima della roccia di Sigiriya è in perfetta linea d’aria con la traiettoria di caduta degli alveari nel caso in cui il vento li staccasse, quindi la sicurezza del sito archeologico chiude a tempo indeterminato la salita. Aspettiamo un po’, ma il vento non accenna a diminuire e ci dispiacerebbe molto non vedere una delle cose più interessanti e famose dello Sri Lanka. Chiediamo a Danu se ci sono speranze di salire e lui ci spiega che quel particolare tipo di calabroni sono davvero molto pericolosi e con qualche puntura si rischia lo shock anafilattico e il ricovero di urgenza in ospedale. Gli operatori tornano e confermano che salire al momento è molto pericoloso, ma ci dicono anche che a nostro rischio e pericolo possiamo farlo. Dopo un attimo di indecisione, presi dall’incoscienza e dalla voglia di visitare il sito archeologico decidiamo di salire incuranti del pericolo. Più ci avviciniamo agli alveari più ci accorgiamo di quanto sono grossi e di quanti sono: è impressionante vedere questa massa nera che si muove come un’onda. E il vento continua a soffiare fortissimo proprio verso di noi. Alla fine riusciamo a raggiungere la cima e ci sentiamo davvero stremati, per la fatica e per la paura, ma ne è valsa la pena: la vista dalla cima è mozzafiato, vegetazione lussureggiante, stupa bianchi sparsi qua e là, piccoli agglomerati di case e un cielo azzurro meraviglioso. Sigiriya, considerata da alcuni l’ottava meraviglia del mondo, è composta da un antico castello che contiene i resti del palazzo maggiore costruito sulla sommità piatta della collina, una terrazza di medio livello che comprende la Porta dei Leoni ed un muro con affreschi, il palazzo secondario che si arrampica sui pendii sotto la roccia, ed i fossati, le mura ed i giardini che si estendono per centinaia di metri oltre il bordo della roccia. Il sito fungeva sia da palazzo sia da fortezza. Il palazzo maggiore situato sulla cima della roccia comprende delle cisterne tagliate nella roccia che contengono ancora acqua. Nonostante si tratti ormai solo di rovine e resti si intuisce facilmente la bellezza che questo luogo doveva emanare in passato ed è evidente l’accuratezza e lo studio degli aspetti architettonici. Nonostante la numerosità dei visitatori c’è un insolito silenzio, una pace e un senso di solennità che fa quasi fermare il tempo.
La discesa è molto più facile della salita anche perché il tragitto passa dalla parte opposta, lontano dai calabroni. Lasciamo quindi Sigiriya e ci avviamo con il nostro pulmino per raggiungere la nostra prossima meta: la località balneare di Trincomalee dove passeremo tre giorni al mare, su una delle spiagge più belle dello Sri Lanka. Lungo il tragitto questo Paese meraviglioso ci fa un altro regalo meraviglioso: proprio ai lati della strada che stiamo percorrendo, in mezzo alla vegetazione, vediamo alcuni elefanti intenti a mangiare che ci rivolgono un veloce e distratto sguardo mentre noi a bocca aperta ci fermiamo ad osservarli e fotografarli.

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