Un weekend a Bangkok
Oriente Thailandia Trips

Un weekend a Bangkok

Bangkok è una delle più caotiche metropoli al mondo. Ed è forse anche per questo che tutti almeno una volta della vita devono andarci e buttarsi nella follia del traffico, delle luci, della gente e delle contraddizioni.

Prendiamo un volo della Thai Airways che in poco più di un’ora ci porta da Ciang Mai a Bangkok. All’aeroporto attendiamo l’arrivo del volo dall’Italia di Giovanni, che si unisce a noi per visitare la città. Il volo è in ritardo di un paio di ore e approfittiamo per sbrigare le pratiche per il noleggio auto. All’arrivo del volo sono ormai le 19:00 passate e ci aspettano un paio di ore di macchina per raggiungere il nostro hotel. Navigatore alla mano ci dirigiamo quindi verso Amphawa, così da essere pronti domattina per visitare i mercati galleggianti. Viaggiamo tranquilli nonostante la guida a destra, grazie all’esperienza australiana di Nicolò, fino a quando il navigatore ci indica di girare in una via sterrata in mezzo al nulla cosmico. Considerando che è buio pesto e che comunque tocca guidare da quello che per noi è il lato sbagliato della strada e della macchina decidiamo di non addentrarci in quello che sembra un acquitrino. E’ meglio tornare sulla strada principale e chiamare l’hotel per farci spiegare la strada. Dopo diverse chiamate a vuoto ci rendiamo conto che non abbiamo speranza di ricevere risposta e ci prodighiamo per chiedere informazioni a qualcuno.

Chiedere indicazioni in Thailandia non è una cosa semplice come potrebbe sembrare. In primo luogo c’è il problema della lingua: ovviamente per noi è impossibile comunicare in thai e l’inglese non è esattamente una lingua diffusa fra le persone del posto, sopratuttuto se ti ritrovi in una landa sperduta fra le campagne di una provincia di Bangkok. In secondo luogo bisogna affrontare un problema di carattere culturale: i thai sorridono sempre. E con sempre intendo davvero sempre, anche quando devono darti cattive notizie, anche quando in realtà non c’è molto da ridere, come nel nostro caso. Quattro italiani persi nel nulla, che non riescono a trovare il proprio hotel in piena notte e che hanno come unica risorsa il supporto di alcune ragazze che stanno trascorrendo il loro sabato sera a bere birra davanti a un Seven Eleven. Chiediamo quindi se conoscono il nostro hotel e se riescono a indicarci la strada, utillizzando tutti i mezzi a nostra disposizione: il GPS del telefono, un po’ di inglese e infine i gesti e i mimi. Le ragazze ci sorridono, ovviamente, e iniziano a consultarsi fra loro. Sembrano preoccupate perchè continuano a guardare le mappe sui nostri telefoni scuotendo la testa. La ragazza che ha in mano il telefono corre dentro il Seven Eleven per chiedere aiuto ad altre ragazze che si aggiungono alle altre tre fuori con noi. Nulla da fare, anche loro scuotono la testa senza però smettere di cercare comunque una soluzione per noi. Ormai stanchi e demoralizzati, ci sediamo sui gradini del minimarket e ci aprimo anche noi una birra quando all’improvviso sentiamo urla di gioia e una serie di parole incomprensibili che le ragazze si cambiano, ormai sovraeccitate. Ci uniamo al momento di estrema gioia pensando alla doccia e al letto che ci aspettano di lì a poco. Restiamo però delusi, perchè in realtà non hanno assolutamente capito dove si trovi il nostro hotel. Le ragazze non demordono comunque. Urlano, chiedono ai passanti, usano addirittura l’aiuto da casa chiamando chissà chi. Ma nulla. Nessuno sa dove sia il nostro hotel. Ma quando ogni speranza sembrava ormai persa arriva una ragazza vestita in modo mascolino e con fare da capetto che prende in mano la situazione, si avvicina a noi e ci dice che ci fa strada perchè sa dove si trova il nostro hotel. Saliamo in macchina e ci accodiamo a non uno, non due, non tre, ma quattro motorini, ognuno con due ragazze sopra che ci guidano alla nostra meta. Arriviamo a destinazione e non saprei dire se siamo più felici noi o tutte le ragazze che ci hanno aiutato, offriamo loro una birra per ringraziarle e finalmente andiamo a dormire.

Ci alziamo di buona lena la mattina di domenica alla volta dei mercati di Amphawa. La prima tappa è il mercato galleggiante di Tha Kha, una chicca visto che si tratta di uno dei più piccoli e meno turistici. Parcheggiamo e ci dirigiamo verso il fiume dove troviamo tante piccole imbarcazioni cariche di merci, perlopiù frutta, verdura e ogni sorta di cibo locale cucinato al momento sulle barche stesse. Percorriamo il lungo fiume rapiti dal fascino di questo scenario così insolito, carico di profumi e di colori. In tutto il tempo trascorso al Tha Ka non abbiamo incontrato nemmeno un occidentale e questo rende il tutto molto più tipico e interessante. La maggior parte delle barche è gestita da donne che indossano un copricapo in paglia tradizionale dalla forma bizzarra e sono coperte da testa a piedi per proteggersi dai raggi del sole. E’ possibile attraversare il fiume utilizzando dei deliziosi ponticelli in legno che sono un ottimo punto da cui fare foto bellissime.

Ci spostiamo al mercato di Amphawa, decisamente più grosso e più turistico, che si sviluppa su una struttura palafittata con botteghe e negozietti uno attaccato all’altro. La maggior parte delle attività vende cibo, preparato sul momento in stile street food. Veniamo attratti di una barchetta che ha in bella vista gamberoni, totani e granchi freschi pronti per essere cucinati sulla griglia montata sulla barca stessa e per pochi euro mangiamo dell’ottimo pesce seduti con le gambe e penzoloni sul fiume. Soddisfatti del nostro pasto facciamo una passeggiata per visitare il mercato e resto affascinata da una ragazza che prepara a mano dei ravioli ripieni con una maestria e una velocità davvero incredibili. La cosa impressionante è che sono piccolissimi e tutti perfettamente uguali per forma e dimensione. Sono tante le ragazze che qui cucinano sul momento e l’aria è pregna di profumi deliziosi. Decidiamo di acquistare una mini escursione che con una barchetta ci porta a visitare 5 templi sulle sponde del fiume. Salire e scendere dalla barca è una mezza impresa visto che gli attracchi sono molto alti e la barca è a pelo d’acqua, ma nonostante la fatica e la mia pessima padronanza del mio stesso equilibrio, riconosco esserne valsa la pena. Nei templi che visitiamo troviamo una miriade di statue del Buddha nelle diverse posizioni e con i diversi significati. Tante persone vengono qui in preghiera e per farsi benedire e noi ci godiamo l’atmosfera di pace e serenità che caratterizza luoghi come questo.

 

Tornati dal giro dei templi ci dirigiamo al mercato di Damnoen Saduak che può essere visitato solo noleggiando una barca. Il nostro amico nostromo ci conduce lungo il fiume avvicinandosi ai negozietti per farci osservare e magari comprare la merce. Anche qui non manca ovviamente il cibo, ma i negozietti vendono per lo più paccottiglia per turisti e cineserie. Nonostante questo resta un’esperienza che consiglio di fare, in quanto comunque unica nel suo genere.

Come ultima tappa ci resta da visitare il Maeklong Market, anche detto railway market in quanto si sviluppa lungo i binari della ferrovia. Maeklong è la stazione capolinea del treno e in origine alcuni mercanti hanno iniziato a piazzare le loro bancarelle per vendere ai viaggiatori che arrivavano a destinazione. Nel tempo questo mercato è cresciuto e anche se oggi è più che altro un’attrazione turistica resta molto affascinante e curioso. I venditori espongono la loro merce su bancarelle munite di rotelle che vengono ritirate al passaggio del treno per poi essere riposizionate subito dopo. In alcuni casi invece la merce è posizionata a terra ad una altezza tale da non essere toccata dal treno in transito. Arriviamo in tempo per vedere il passaggio dell’ultimo treno della sera, ma manca più di un’ora e ci dicono anche che il treno è in ritardo, cosa piuttosto normale qui in Thailandia. Decidiamo allora di fare due passi e di prendere un caffè in un posticino molto carino con terrazza e amache. Finalmente il treno sta per arrivare, così ci posizioniamo lungo i binari pronti a cogliere l’attimo con foto e video. Scorgiamo in lontananza il muso del treno che arriva lentissimo suonando per avvisare del suo passaggio e ci passa accanto a un palmo di naso. Dai finestrini i passeggeri ci salutano e ci sorridono e noi ricambiamo affascianti dall’esperienza che stiamo vivendo.

E’ ormai buio quando ci rimettiamo in macchina alla volta del nostro hotel, sperando stavolta di riuscire a trovarlo senza troppi problemi. Abbiamo optato per una sistemazione vicina all’aeroporto di Don Muang dal momento che il mattino dopo io prenderò il volo per rientrare a Chiang Mai alle sette del mattino, mentre Elisa, Nicolò e Giovanni si dirigeranno verso Krabi per godere della bellezza di alcune fra le spiagge più spettacolari al mondo. Grazie al cielo questa volta troviamo l’hotel senza nessuna difficoltà e siamo anche molto felici di vedere che è davvero carino e accogliente. Il gestore è gentilissimo e ci accoglie con il solito sorriso a cento mila denti.



Booking.com

Decidiamo di andare a fare due passi nella vita notturna di Bangkok e di cercare un posto carino per mangiare. Chiamiamo un Uber, che in Thailandia è molto utilizzato, e ci facciamo portare in zona Night Market. Arrivati a destinazione iniziamo un po’ a vagare per le strade fino ad arrivare in un quartiere che ci sembra subito un po’ particolare: siamo infatti finiti nelle vie del piacere di Bangkok dove sono disponibili diverse soluzioni di divertimento un po’ per tutti. Una di queste vie è popolata esclusivamente da Lady Boy che propongono spettacoli “a tema” e cercano di adescare i ragazzi. In un’altra via troviamo invece tutta una serie di procacciatori di pubblico che ci invitano ad assistere ai famosi spettacoli di ping pong… che però non prevedobo l’uso delle racchette. Beh.. il tema della libertà sessuale che caratterizza la Thailandia merita un po’ di dettagli in più, quindi stay tuned perchè vi racconterò qualcosa di più in un altro post! Adesso però abbiamo una fame nera ed è ora di cercare qualcosa da mangiare, così Elisa, sempre molto sul pezzo, ci propone di andare a mangiare il Pad Thai al Thip Samai, uno dei ristoranti più famosi di Bangkok, specializzato nel pad thai. Il caro Uber ci permette di spostarci verso il ristorante in pochissimi minuti al costo di pochi euro e in un attimo ci troviamo in coda per essere fatti accomodare. L’attesa vale la pena visto quanto è buono il piatto di pad thai che abbiamo mangiato.

Torniamo in hotel e dopo aver chiuso i bagagli ci mettiamo a dormire soddisfatti di questa bellissima e ricca giornata e pronti per ripartire l’indomani mattina. Bangkok non può essere ovviamente vista e vissuta in un solo weekend e per questo sono certa che a breve ci tornerò per vivere altre intense esperienze in questa poliedrica e contraddittoria metropoli asiatica.

Foto

    Gli ultimi articoli visualizzati...

    Le Farfalle di Siem Riep

    L’arrivo a Chiang Mai

    To do e Not to do

    Elephant Farm in Chiang Mai

    Quel treno per Ayutthaya

    Disqus shortname is required. Please click on me and enter it

    LEAVE A COMMENT

    Febbre d'Oriente

    Come trovarci

    Indirizzo
    Via Piobesi 24
    10135 Torino (TO)