Living in Thailand – part 1
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Living in Thailand – part 1

Esattamente un mese fa iniziava la mia nuova avventura in Thailandia. Mi sembra ieri che pensavo alla valigia e non vedevo l’ora di partire. In un mese, che è sembrato volare via, ho trovato un delizioso appartamento, ho conosciuto un sacco di persone piacevoli, ho fatto un salto a Bangkok e ho iniziato a capire come funziona la vita in questo magnifico Paese, guardandolo con gli occhi di chi ci vive e non con quelli di un turista.

Appena arrivata qui la prima cosa che mi ha colpito è stato vedere che perfetti sconosciuti incontrati per strada ti sorridono semplicemente perchè ti passano accanto. Sarà anche perchè sono occidentale e quindi diversa da loro, ma all’inizio questa cosa mi creava un certo disagio. Da brava torinese, abituata a tirare sempre dritto, imbacuccata in due sciarpe che finivano sempre per coprirmi tre quarti del viso, la mia prima reazione a tutta questa cordialità è stata quella di chiedermi cosa queste persone volessero da me. Un paio di volte mi è capitato addirittura di essere fermata per fare una foto o solo per chiedermi da dove venissi e cosa facessi in Chiang Mai. Giorno dopo giorno il disagio iniziale è passato e questa abitudine è diventata una cosa che ho iniziato ad amare. Cosa c’è di più bello di un sorriso, semplice e disinteressato, mentre cammini per strada senza una meta precisa? E così ho iniziato a sorridere anche io e a fermarmi con piacere a parlare con le persone, a fare foto con loro e scambiare quattro chiacchiere.



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Ma tra un sorriso e l’altro ecco che incontro la prima difficoltà della vita quotidiana in Chiang Mai: attraversare la strada. Il capitolo sullo stile di guida e la gestione del traffico delle auto, dei motorini e dei pedoni merita un po’ di dettagli che solo vivendo qui puoi conoscere. Partiamo dal primo dato di fatto: i Thailandesi non sanno guidare. Ed è molto facile capire perchè, visto che per prendere la patente di guida, sia della macchina, sia del motorino, è sufficiente seguire un corso di poche ore sottoforma di video illustrativo, fare un test a risposta multipla e infine fare una singola prova di pratica lungo un percorso prestabilito in un piazzale, non per strada. In definitiva non esistono le guide e quindi di fatto nessuno ha mai imparato davvero a guidare, quanto meno non nel reale contesto in cui lo si dovrebbe fare: la strada con le altre macchine, con i semafori, con le biciclette e con i pedoni. In tutto ciò per fare l’esame pratico devi presentarti con un tuo mezzo, di proprietà o noleggiato. Quindi la domanda è: come fai a raggiungere la sede del corso di guida usando un mezzo che in teoria non sai guidare, visto che la patente non la hai ancora presa? Ed ecco che è tutto più chiaro quando ti trovi per strada e cerchi anche solo di passare a piedi su un attraversamento pedonale: semplicemente nessuno lo rispetta, e tu puoi stare anche 10 minuti a un incrocio cercando di attraversare la strada senza che nessuno si fermi, anche perchè qui, a quanto pare, i semafori pedonali non sono ritenuti necessari visto che praticamente non ne ho ancora visto uno. D’ora in poi, quando decidete di venire in un paese del Sud Est Asitico, sarete al corrente di questa cosa e sasrete preparati a lunghe ed estenuanti attese per attraversare la strada. Altra difficoltà che si aggiunge a tutto questo è che qui si guida a destra e si tiene la sinistra, esattamente al contrario rispetto all’Italia. Quindi ricordate di guardare a destra se non volete trovari a diretto contatto con l’asfalto rovente. Se volete noleggiare un motorino infine, sappiate che potrete farlo anche senza averlo mai guidato e senza avere la patente thailandese, ma siate pronti a pagare una multa di circa 400/500 Baht, in base alla clemenza dell’agente che vi fermerà, per il fatto di guidare senza patente thai. I posti di blocco crescono esponenzialmente a fine mese, quando serve far cassa. Se noleggiate un auto, sappiate che se qualcuno vi fa i fari, al contrario dell’Italia, vi sta avvisando del fatto che non si fermerà e quindi sarete voi a dovervi fermare. Infine, per chiudere il capitolo guida, dal momento che qui i sensi di marcia sono spesso divisi da spartitraffico in cemento vi capiterà molto spesso di fare inversioni a U per cambiare direzione. Il guaio è che spesso le U turn non sono disponibili per lunghi tratti e quindi vi potrete trovare a percorrere la strada nella direzione opposta a quella che vi interessa anche per un chilometro e più.


Nonostante la pressochè totale assenza di mezzi pubblici, muoversi in Chiang Mai è piuttosto semplice. Molte cose si possono raggiungere a piedi, anche perchè le maggiori attrattive sono concentrate nel quadrato centrale. Per tutto quello che non è raggiungibile a piedi potrete scegliere fra i famosi tuc-tuc, piccoli mezzi guidati in stile motorino con dietro un baldacchino per due/tre persone e i sonteo, tipici  taxi collettivi rossi. Contrattate selvaggiamente per il prezzo prima di accettare la corsa: la regola è sentire la loro richiesta, offrire molto meno e quando loro diranno no salutare cortesemente e andare via. Vedrete che vi fermeranno e in qualche modo vi accorderete sul prezzo. Ultima soluzione infine è utilizzare Uber o Grab, il sistema di car sharing gestito dalle rispettive App che vi permette di utilizzare passaggi da parte di autisti comuni con una tariffa molto bassa esposta dall’App al momento della prenotazione della corsa. Il problema con Uber e con Grab è che spesso il vostro driver non vi troverà perchè di fatto i thailandesi non conoscono le strade e quindi vi chiameranno parlando in un inglese sconnesso e mediamente incomprensibile per chiedere a voi di guidarli lungo il dedalo di strade a senso unico fino a trovarvi. La domanda che continuo ancora a farmi è perchè non seguano il navigatore visto che spesso ne hanno anche più di uno in macchina. Questa cosa resterà per me un mistero!

Ogni qualvolta si esce dal proprio Paese per vederne uno nuovo è bene sempre preparsi a rispettare chi ci ospita e quindi la cultura, le usanze e i costumi. Il popolo thailandese è per la stra grande maggiornaza Buddhista e questo influenza anche i comportamenti quotidiani delle persone. In primo luogo per i Thailandesi è buona norma evitare sempre di criticare qualcuno e di arrabbiarsi in pubblico, anche perchè non sono in grado di gestire il conflitto e la rabbia. Se per qualche motivo vi dovreste trovare a discutere seriamente con un thailandese la sua reazione sarebbe un tremendo imbarazzo, un completo mutismo e la totale incapacità di fronteggiare il problema. Quindi cercate sempre di evitare il conflitto e la manifestazione di stati di rabbia, ma cercate piuttosto di imparare a gestire le situazioni con più sorrisi e meno aggressività. Tenete sempre presente che “fuck” è un insulto molto grave qui. Nell’ottica del rispetto di un Paese che vi sta ospitando è bene sempre ricordare di vestire in modo appropriato soprattutto per visitare i templi buddhisti. Il dress code non è particolarmente restrittivo, ma meglio evitare di andare in giro per le città come se si fosse in spiaggia. Anche se questo in realtà dovrebbe valere sempre in ogni parte del mondo. I monaci in thailandia godono di moltissima considerazione da parte della popolazione, quindi è buona norma portare sempre loro rispetto e, per le donne, è vietato toccarli, non per una questione di discriminazione, ma nel rispetto del loro voto di castità. Vedrete  monaci buddhisti, facilmente riconoscibili per la tunica arancio e la testa rasata, praticamente ovunque in giro per Chiang Mai. Per accedere ai templi è obbligatorio avere un abbigliamento appropriato e decoroso con gambe e spalle coperte. E’ sufficiente portare sempre con sè un grosso foulard per avvolgervi le spalle prima di entrare in un tempio. Ricordate di togliere sempre le scarpe e di non disturbare i fedeli in preghiera e i monaci. Se sarete fortunati potrebbe capitarvi di assistere a suggestive celebrazioni tenute dai monaci nei templi, soprattutto sul calare della sera.

L’atmosfera di pace e serenità che si repira nei templi buddisthi, sempre molto curati anche nelle parti esterne con ampie zone verdi e panche per sedersi all’aria aperta e godere il tintinnio dei campanelli decorativi sparsi un po’ ovunque, è una delle cose continua ad affascinarmi in modo particolare in questo bellissimo Paese. Recentemente i monaci hanno iniziato a rendersi disponibili a fare brevi conversazioni con gli occidentali: si tratta del cosiddetto Monk Chat che dà la possibilità di fare domande e interagire con i monaci che saranno ben felici di raccontare la loro vita, le loro abitudini e i loro rituali, approfittando così per fare un po’ di pratica con l’inglese. Immaginate di passeggiare nel cortile di un tempio, con l’aria fresca della sera, chiacchierando a bassa voce con un monaco buddhista. Al momento non riesco a pensare a nulla di più bello.



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    02 Comments

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