Weekend lungo a Phuket
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Weekend lungo a Phuket

Chiang Mai è un posto magnifico in cui vivere. Una città piccola, ma non troppo, con tutte le comodità necessarie e ovviamente con un sacco di possibilità per impiegare al meglio il proprio tempo grazie agli innumervoli templi, ai corsi di cucina, alle varie escursioni nei dintorni, ai parchi e ai numerosi di corsi di yoga e di meditazione. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti e anche solo facendo una passeggiata senza meta si possono scoprire angoli interessanti e nascosti della città.

Non è un caso che negli ultimi anni siano state impostate precise strategie per lo sviluppo di Chiang Mai da parte degli enti turistici thailandesi, puntando in particolare sullo sviluppo dell’aeroporto internazionale della città. Le diverse compagnie aeree low cost che collegano il Sud Est Asiatico, come Air Asia, Viet Jet e Nok Air mettono a disposizione una quantità impressionante di voli da Chiang Mai alle più imporanti mete turistiche della Thailandia. Con tariffe molto contenute e voli diretti di poche ore è infatti possibile raggiungere i due aeroporti di Bangkok, Phuket, Krabi, Surat Thani e altri aeroporti minori perfetti per recarsi sulle più belle isole di questo Paese.

Approfittando di questa opportunità ho deciso di passare un weekend lungo a Phuket: un paio di ore di volo e si raggiunge questa grossa isola nel sud della Thailandia, ormai famosa in tutto il mondo e meta di un forte turismo di massa. Subito fuori dall’aeroporti si trovano tutta una serie di baracchini che offrono transfer per le varie zone dell’isola a prezzi più che abbordabili e indifferenziati fra i vari operatori che, ovviamente, hanno fatto cartello per spartirsi in modo più o meno equo il mercato.

Io sono diretta alla spiaggia di Patong e il mio transfer in minivan condiviso costa 180 Baht, circa 4,50€. Dopo un tragitto di circa un’ora e mezza vengo lasciata esattamente di fronte al piccolo hotel che ho prenotato su Booking.com e che si rivela essere un’ottima soluzione in quanto si trova vicino alla via centrale, ma in posizione più defilata senza quindi risentire del sovraffollamento di turisti che popolano questa località. A meno che non siate tipi da resort fronte mare o amanti della vita notturna e dei party fino all’alba, il mio consiglio è di scegliere un alloggio a conduzione familiare che vi costerà meno e vi permetterà di godere di maggiore tranquillità.


Se cercate una spiaggia bianca da cartolina con palme e mare cristallino, amache e chioschetti di cocco, Patong non è il posto che fa per voi. La spiaggia bianca c’è, ma è davvero gremita di turisti di ogni nazionalità, al posto dei chioschi ci sono grandi beach bar che la sera mettono musica di dubbio gusto e il lungo mare è composto esclusivamente da ristoranti fusion e negozi di souvenir. I motivi per cui, nonostante questo ho scelto di stare a Patong sono, in primo luogo la sua vicinanza all’aeroporto, il chè non è da sottovalutare avendo pochi giorni a disposizione, e poi la coincidenza di trovare in vacanza proprio a Patong una vecchia amica che non vedevo da circa 10 anni.

Al mio arrivo in hotel sono circa le 15:30 quindi decido di lasciare al volo lo zaino in camera e fare un giro nei dintorni. Mi avvio verso la spiaggia e per un attimo ho davvero la sensazione di trovarmi a Rimini nella settimana di ferragosto: la spiaggia è piena zeppa e non c’è quasi spazio per mettere giù un telo, il colore del mare risente della gran folla e si posiziona a metà fra il verdastro e il marroncino. Decido che non vale la pena di fare il bagno e mi dedico a cercare un’uscita in barca per il giorno dopo. Mi allontano dal lungo mare e mi fermo nei vari baracchini di tourist information che incontro per strada per chiedere programmi e prezzi delle escursioni in barca. La scelta è davvero ampia: ci sono uscite di mezza giornata o di una giornata intera, si possono vedere 5, 6 o 7 isole, si può fare snorkeling e rilassarsi nelle baie accessibili solo dal mare. Oltre alle uscite in barca ci sono anche altre tipologie di escursioni: il giro della città, piccoli trekking, passeggiate con gli elefanti. Su queste ultime vi segnalo però che si tratta di quel genere di passeggiate a dorso di elefante che dovrebbero essere abolite da tutto il mondo, visto che gli animali vengono addestrati a portare i turisti con metodi violenti e coercitivi e la loro tutela degli animali non è minimamente tenuta in considerazione. Quindi, visto che le grandi cose iniziano da quelle più piccole, sconsiglierei a chiunque di acquistare queste escursioni basate sul profitto a scapito degli animali e preferire il contatto con gli elefanti in contesti cruelty free come i vari Elephant Sanctuary del nord della Thailandia. In questo modo eviterete di dare un contributo a una pratica barbara e vivrete l’emozione unica di interagire direttamente con un elefante prendendovi al contempo cura di lui. Per approfondire questo tema leggi l’articolo Elephant Farm in Chiang Mai.

Dopo aver chiesto qualche preventivo decido di acquistare per l’indomani un trip boat di una giornata intera da una signora molto distinta che parla un ottimo inglese e mi ispira per qualche motivo più fiducia degli altri baracchini. Visto che ho ancora libera la mattina del giorno di rientro prenoto anche il City Tour per visitare in mezza giornata la città e il Tiger Kingdom e visto che ci sono acquisto dalla signora anche il transfer per l’aeroporto. Dopo un’educata, ma martellante contrattazione riesco a spuntare un buon prezzo per tutto il pacchetto, per un totale di 2.500 Baht. Considerando che il prezzo di partenza della sola uscita in barca era di 3.000 Baht, mi sento soddisfatta della mia opera di contrattazione al ribasso. Per qualunque escursione e qualunque acquisto in Thailandia ricordate che i prezzi di partenza sono sempre gonfiati per i turisti e che dovrete mettere in atto le vostre migliori doti di contrattazione per spuntare il prezzo migliore: come prima cosa non acquistate mai al primo baracchino che trovate, ma fate prima un giro perlustrativo, fatevi fare dei preventivi e già allora vedrete che saranno loro stessi a ridurre il prezzo di un buon 20% – 30% dicendo “I made a big discount just for you!”. Ovviamente non si tratta affatto di uno sconto a voi riservato, ma di una riduzione standard che però è ancora lontana da un prezzo realmente conveniente. Il passo successivo è fingere di andare via ringraziando e sorridendo. A questo punto vi verrà chiesto “How much do you want to pay?” cioè “Quanto vuoi pagare?” ed è qui che scatta la fase di vera contrattazione. Sparate una cifra leggermente più bassa di quella che realmente siete disposti a pagare, ad esempio un po’ meno della metà e a questo punto ci sarà una contropropsta e infine arriverete al prezzo finale. Anche se si tratta di un duro lavoro che richiede un po’ di tempo e di pazienza, così facendo riuscirete a risparmiare qualche soldino da investire in altre attività, come un massaggio sulla spiaggia o una buona grigliata di pesce! Tronfia delle escursioni prenotate e del buon prezzo ottenuto, faccio ancora due passi sul lungomare e nel mentre contatto la mia amica Veronica in vacanza qui per vederci per cena. Ci diamo appuntamento per le 20.30 davanti all’Hard Rock Cafè e quindi ho ancora il tempo di recarmi in hotel per fare una doccia e cambiarmi, non prima però di aver adocchiato un paio di ristoranti interessanti per la nostra cena.



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Incontrare dall’altra parte del mondo un’amica che non vedi da così tanto tempo è al tempo stesso stranissimo e meravigliso: ti fa capire che in fondo siamo tutti un po’ più vicini in questo mondo in cui viaggiare è sempre più alla portata di tutti. Veronica è qui in vacanza con altri due amici e quindi facciamo una bel tavolo da quattro in uno dei ristornati che prima aveva attirato la mia attenzione in virtù di una magnifica ghiacciaia piena di pesce fresco. Optiamo per una carrellata di gamberoni cotti in diversi modi, un paio di pescioni al cartoccio, dell’immancabile riso e un piatto di noodles, il tutto accompagnato da qualche bottiglia di birra locale Chang. Con le pance piene, soddisfatti della cena di pesce, facciamo un giro sulla walking street che brulica di gente e di luci.  Da entrambi i lati della strada la walking street di Patong è un susseguirsi quasi metodico di studi di tatuatori, negozi di souvenir, agenzie turistiche, money exchange e centri massaggi, segno evidente del rapido sviluppo del turismo di massa in questa parte dell’isola. Numerosi sono anche i ristoranti che offrono soluzioni per tutti i palati e tutte le tasche. Resistono comunque anche qui alcuni baracchini di street food che permettono di percepire ancora un po’ di tipicità grazie ai profumi del cibo cotto sul momento nel wok o degli spiedini arrostiti sulla brace.

La giornata finisce bevendo una birra ghiacciata su Bangla Road, la tipica via della vita notturna che esiste in tutte le maggiori località turistiche della Thailandia, con locali che pompano musica da discoteca a palla, procacciatori di pubblico per curiosi spettaccoli di ping-pong (che non prevede l’uso delle racchette…), qualche venditore ambulante e in generale un gran via vai di persone e quindi tanto tanto baccano. Saluto i miei amici e torno al mio piccolo hotel, felice di essere sufficientemente lontana dal centro e quindi di poter dormire in santa pace e inizio a pregustarmi il pensiero della splendida giornata di mare che mi aspetta domani.



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    02 Comments

    1. Mimma

      Verissimo che le grandi cose iniziano dalle piccole. Brava!

      gennaio 2, 2018 Rispondi
      • MissLale83

        Grazie amica mia!!!

        gennaio 2, 2018 Rispondi

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