Boat Trip e City Tour a Phuket
Oriente Thailandia Trips

Boat Trip e City Tour a Phuket

Con una puntualità insperata, alle 09:00 in punto il minivan mi passsa a prendere direttamente in hotel per raggiungere il molo. Lungo il tragitto facciamo ancora qualche tappa per raccogliere altri turisti che partecipano alla stessa escursione e finalmente verso le 9:30 raggiungiamo il pier. Qui veniamo dotati di un braccialetto colorato che identifica il gruppo e permette alla nostra guida di tenerci più facilmente sotto controllo. Dopo una breve spiegazione del giro della giornata e dopo averci dato le basilari norme sulla sicurezza in mare, imbarchiamo su una grossa speed boat a 4 motori e iniziamo la nostra giornata di mare.

Il sole splende potente in un cielo azzurrissimo senza neanche l’ombra di una nuvola. La navigazione alla volta di Ko Phi Phi è davvero piacevole anche grazie al mare piatto e cristallino e alle doti da animatrice della guida che ci tratta come se fossimo in un villaggio turistico: musica a palla, balletti dell’equipaggio e intrattenimento con qualche turista più disinibito.



Booking.com

La nostra prima tappa è la Monkeys Beach, dove ovviamente troviamo delle simpatiche e dispettose scimmiette ad accoglierci. Veniamo avvisati sulla loro mania di rubare qualunque cosa dalle mani dei turisti e quindi scendiamo tutti dalla barca solo con il telefono o la macchina fotografica saldamente assicurata al nostro collo. Tutti tranne una ragazza che, incurante del consiglio della guida, porta con sè una sacca waterproof gialla che contiene una seconda macchina fotografica. In pochi secondi una deliziosa scimmietta si avventa su di lei e le strappa la sacca, con grande soddisfazione da parte della guida che infatti le urla contro: “I told you before!!!!”. In qualche modo un ragazzo riesce a recuperarla, anche perchè la scimmia aveva perso interesse verso la sacca nel momento stesso in cui ha capito che non conteneva nulla di commestibile. Tolto questo piccolo imprevisto, ci godiamo questa magnifica spiaggia, scattiamo quache foto alle scimmie e risaliamo in barca verso la prossima tappa. Ci fermiamo in una spettacolare laguna dal fondale basso e sovrastata da una parete rocciosa a picco per fare un’oretta di snorkeling. Il fondale è pieno zeppo di coralli e di pesci coloratissimi in un’acqua che pare cristallo. Per chi come me ama il mare è davvero uno spettacolo di incredibile e indescrivibile bellezza. Felici di questa tappa di snorkeling risaliamo in barca e raggiungimo la spiaggia di Ko Phi Phi Don, dove veniamo fatti accomodare in un ristorante  per una veloce pausa pranzo a buffet con riso, pollo, verdure e frutta fresca. Anche qui siamo su una spiaggia bellissima, con un mare dal colore spettacolare.

Si riparte rifocillati e felici per vedere dalla barca la Vicking Cave, una bellissima grotta scavata direttamente nella parete rocciosa a strapiombo sul mare. La navigazione continua alla volta di Maya Bay, riserva naturale protetta e set del famoso film The Beach con Leonardo Di Caprio. Passiamo attraverso un incredibile percorso in mezzo a due pareti rocciose che formano una specie di corridoio, superato il quale si apre davanti a noi la meravigliosa spiaggia di Maya Bay: una piccola lingua di sabbia incastonata fra pareti di roccia scura, un mare dai colori brillanti, dal verde al blu, un’acqua così trasparente da sembrare quasi non esserci affatto. Se questo posto lo avesse disegnato un pittore non sarebbe stato così perfetto. C’è da rimanere senza fiato. Sguazziamo per un’oretta nelle incredbili acque di Maya Bay, ma la nostra guida ci richiama all’ordine perchè è ora di lasciare questo paradiso e proseguire il nostro itinerario. Salpiamo alla volta dell’ultima tappa a Khai Nai Island dove troviamo diversi beach bar con un’ampia offerta di cocktail a base di frutta e l’immancabile young coconut. Mentre qualcuno fa un po’ di snorkeling a pochi passi dalla riva e qualcun altro si riposa al sole, la nostra guida apparecchia un tavolino con bevande, anguria e ananas freschi per offrirci un più che gradito spuntino pomeridiano. La frutta in Thailandia è sempre molto saporita e dissetante ed è davvero una manna in giornate di sole e caldo torrido. C’è da riconoscere che i tour operator che gestiscono queste uscite sono sempre molto efficienti, preparati e ben organizzati per permettere ai partecipanti di vedere un sacco di cose bellissime, in un contesto di comfort e allegria.

Rientriamo a Patong che sono ormai le 17 passate e il sole sta iniziando a calare. Mi godo il tramonto in riva al mare, incurante della moltitudine di ragazzi e ragazze che iniziano a prepararsi per affrontare i divertimenti serali del posto. Il sole colora di mille tonalità di rosso il cielo di Phuket fino a tuffarsi nell’acqua, lasciando il posto all’aria più fresca della sera. Si accendono le insegne dei negozi di tatuaggi, le ragazze dei centri massaggi si posizionano fuori in bella vista per attrarre clienti e si riparte con la musica e il baccano come ogni sera. Decido di cenare in un posticino un po’ appartato e ordino un piatto di noodles all’uovo con misto di mare e verdure e una Singa ghiacciata. Dopo aver mangiato incontro per un saluto i miei amici italiani che sono in partenza per Bangkok, auguro loro la buona notte e mi dirigo verso il mio hotel.

L’indomani mattina vengo nuovamente raccattata in perfetto orario dal minivan per il City Tour. Anche in questo caso recuperiamo altre persone in un paio di hotel lungo il tragitto e iniziamo il giro allontanandoci dal litorale e addentrandoci nella parte centrale dell’isola. La prima tappa ci porta in una sorta di piccolo parco divertimenti che offre diverse attività, come percorsi sterrati coi quad, una piccola zip line, mini trekking nella giungla. La guida, una ragazza molto carina che parla un ottimo inglese ci indica di salire su una piattaforma rialzata per la prima attività della mattinata: una breve passeggiata a dorso di elefante. Guardo la guida con aria disgustata e le spiego che non ho nessuna intenzione di salire su un povero animale maltrattato e sfruttato e faccio presente il mio punto di vista sui metodi violenti e coercitivi che vengono usati per addestrare gli animali al trasporto delle persone su quei terribili baldacchini che provocano grande dolore agli elefanti. Lei mi dice in tutta tranquillità: “Ok se non vuoi salire non fa niente, puoi semplicemente aspettare qui che gli altri abbiano finito”. Mi sento afflitta: la mia sfuriata in difesa degli elefanti non ha nemmeno lontanamente toccato la guida, come se non avessi detto nulla. Mi allontano e cerco un punto in cui ritrovare un attimo la calma, ma non faccio a tempo a fare due passi che assisto a una scena ancora più deprimente: un cucciolo di elefante, sui 3/4 anni legato a un albero all’interno di un recinto piccolissimo che emette un lamento molto simile a un pianto. La povera bestiola mostra evidenti segni di stress, scuote la testa in modo continuo e con la proboscide raccoglie pietre da terra per metterle in bocca. La catena che lega una zampa posteriore al tronco dell’albero è lunga pochi centimetri e gli permette di fare al massimo un passo, a mala pena riesce a girarsi su se stesso. Da un baracchino esce un tizio thai che si avvicina al cucciolo per slegarlo dall’albero e condurlo dentro una sorta di teatrino improvvisato dove alcuni turisti aspettano che inizi un deprimente spettacolo in cui l’elefante scoppia dei palloncini con delle freccette e viene costretto a fare altre cose del tutto innaturali. Alla vista di questa persona l’elefante è evidentemente terrorizzato e non è difficile capire il perchè. Frustrata e fortemente colpita dalle condizioni del povero animale mi attivo immediatamente per trovare un modo per salvarlo: sono in attesa di una risposta circa la sua sorte da parte di un’associazione che si occupa della salvaguardia degli elefanti in Thailandia. Purtoppo questi animali sono considerati alla stregua di oggetti e l’unico modo per portarlo in salvo è quello di acquistarlo dall’attuale proprietario. Spero di poter fornire feedback positivi a breve, al momento sono in attesa.

Lasciamo questo posto davvero poco piacevole e ci spostiamo verso il Karon View Point, dal quale si gode una spettacolare vista dall’alto dell’isola. La tappa successiva è uno dei templi più impotranti di Phuket che custodisce un immenso Buddha bianco in cima a una scalinata. L’impatto visivo è notevole: il bianco candido della statua di pietra spicca sul cielo azzurrissimo alle sue spalle. Subito dopo ci fermiamo per visitare il Wat Chalong, un complesso sacro molto interessante con un tempio pieno di dipinti della vita del Buddha e dove prevale lo scintillio dell’oro nelle decorazioni delle colonne e delle statue del Buddha. In cima al tempio è conservato un frammento ossero del Buddha, reliquia sacra e molto venerata. I fedeli si recano infatti qui per chiedere vari tipi di grazie, in particolare quelle legate alla fertilità e nel momento in cui il desiderio si realizza vengono sparati dei petardi all’interno di una apposita struttura a cupola fatta di mattoni. Dalla numerosità degli scoppiettii che abbiamo sentito durante la permanenza nel tempio, pare che la reliquia sia davvero miracolosa! Esternamente il complesso è molto ben tenuto, aree verdi ben curate, pulizia impeccabile e diverse aree in cui è possibile sedersi per pregare o semplicemente per godersi l’atmosfera del tempio.

Tappa successiva del City Tour è il Tiger Kingdom, un parco dedicato alle tigri che permette ai visitatori di stare a diretto contatto con questi magnifici felini. All’ingresso è possibile scegliere la dimensione delle tigri con le quali interagire: cuccioli, piccole, medie e grandi. Scelgo la taglia media e vengo condotta dentro un immenso recinto con diverse tigri libere. Seguendo le istruzioni degli operatori mi posiziono dietro a un esemplare maestoso sdraiato su un pianale rialzato e inizio ada accarezzargli la pancia come se fosse un grosso micione. La tigre non sembra affatto disturbata dalla mia presenza e io mi godo questa splendida sensazione di accarezzare uno dei felini più grandi al mondo. Il suo manto è un capolavoro della natura, i colori che si amalgamano perfettamente, le strisce simmetriche, ed è morbidissimo. Poco più in là altre due tigri giocano all’interno di una grossa piscina, cercando di acchiappare una specie di esca appesa a un ramo, proprio come farebbero dei micetti in casa. Nonostante si tratti di animali in cattività il Tiger Kingdom è tutto sommato un parco che merita una visita. Gli animali sono in perfetta salute e sono tenuti in modo impeccabile, in spazi idonei e con le dovute cure.

Terminiamo il nostro giro con una visita a una fabbrica di anacardi, dove ci viene mostrata la lavorazione a mano del frutto e il successivo trattamento meccanico per aromatizzarlo e confezionarlo. Gli anacardi sono disponibili in decine di sapori diversi, dal peperoncino al miele e grazie a una generosa degustazione assaggiamo tutte le tipologie di prodotti offerti da questa fabbrica. Sono davvero deliziosi!

Il tour termina intorno alle 13.30 e ho giusto il tempo di pranzare in un minuscolo ristorante molto local prima dell’arrivo del mio pick up per l’aeroporto. In tre giorni a Phuket ho avuto la possibilità di fare diverse attività e di vedere bellezze naturali davvero uniche. Anche se non si tratta del posto più bello della Thailandia Phuket resta una buona base di appoggio per muoversi nei ditorni e fare interessanti escursioni di mare e di terra.



Booking.com

Foto

    Gli ultimi articoli visualizzati...

    Le Farfalle di Siem Riep

    L’arrivo a Chiang Mai

    To do e Not to do

    Elephant Farm in Chiang Mai

    Quel treno per Ayutthaya

    Disqus shortname is required. Please click on me and enter it

    LEAVE A COMMENT

    Febbre d'Oriente

    Come trovarci

    Indirizzo
    Via Piobesi 24
    10135 Torino (TO)