Welcome to the jungle!
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Welcome to the jungle!

E’ domenica mattina, il cielo è leggermente velato, la temperatura non troppo alta.

Io e Simona abbiamo prenotato per oggi un trekking nella giungla e alle 08:30 il minivan dell’agenzia si presenta sotto casa per portarci in escursione. Anche in questo caso, se volete prenotare un trekking, fate il solito giro delle agenzie e chiedete le varie opzioni disponibili. La bellezza di Chiang Mai è che la giungla si trova a pochi passi dalla città e offre una quantità incredibile di opzioni, da quelle più semplici a quelle più impegantive e avventurose.
Tra le numerose offerte di trekking ce ne sono anche alcune che permettono di raggiungere a piedi il Wat Phrathat Doi Suthep oppure che si svolgono nel parco del Doi Inthanon. In questo modo potrete unire utile e dilettevole. unendo l’esperienza del trekking nella giungla con la visita a questi magnifici templi. Spesso poi, i trekking sono offerti anche in versione combinata e includono anche brevi rafting sul fiume oppure una parte del percorso a dorso di elefante. Ovviamente sconsiglio a chiunque di scegliere un’uscita che includa la passeggiata a dorso di elefante: eviterete così di sovvenzionare e incentivare questa pratica barbara e inaccettabile di sfruttamento degli animali, che vengono sottoposti a cruenti e stressanti addestramenti per accettare il trasportino e diventare innocui per i turisti. Se desiderate passare del tempo con gli elefanti in un contesto cruelty free e con la possibilità di stare davvero a stretto contatto con loro, interagendo in modo gentile e innocuo con questi splendidi animali, scegliete una delle numerose escursioni presso i vari Elephant Sanctuary, dei quali Chiang Mai è piena. Vivrete così un’esperienza indimenticabile, che vi resterà prepotentemente scolpita nel cuore e nell’anima, consapevoli di non aver arrecato alcun danno agli animali e di non aver contribuito al loro sfruttamento.


Per i più avventurosi sono disponibili anche trekking di più giorni, con pernottamento presso capannette tipiche in autentici villaggi locali. Questa scelta, sicuramente affascinante, prevede uan forte capacità di adattamente visto che questa tipologia di alloggiamento prevede un limitato accesso all’elettricità e condizioni comfot al di sotto del minimale. Tuttavia può essere interessante provare a rinunciare per una o due notti alle nostre abitudini e al comfort per vivere un’esperienza nuova e – perchè no – mettersi anche un po’ alla prova. Il costo medio di un trekking di una giornata, compreso di pick up e pranzo, è intorno ai 1.000 Baht (circa 25 Euro) per le uscite di un solo giorno, a salire per quelle con pernottamento presso il villaggio locale.

Qualunque sia la tipologia di trekking di vostro interesse attrezzatevi con una buona scorta d’acqua, visto che non c’è modo di reperirla lungo il tragitto, indossate scarpe chiuse e comode e preparatevi a sudare un bel po’, visto l’atissimo tasso di umidità che si percepisce in mezzo alla giungla. Se nel vostro giro è prevista anche qualche attività a contatto con l’acqua, ricordate di portare il costume e un telo. Infine non lasciate mai a casa il K-way perchè, nel bel mezzo della giungla, potrebbe sorprendervi un acquazzone improvviso in qualunque momento.

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Dal momento che non siamo esattamente due atlete, io e Simona abbiamo scelto un’uscita semplice, con un tragitto a piedi di circa 3 ore non troppo impegnativo. Il nostro gruppo è composto, oltre che da noi, da tre coppie europee e due ragazze coreane. Facciamo la solita tappa in un mercatino locale per acquistare cibo e acqua e continuiamo il nostro viaggio alla volta della giungla, per un tragitto di un’ora abbondante.
Arrivati a destinazione la guida ci spiega che il nostro percorso si snoderà nella giungla con alcuni tratti in salita e altri in piano, fino a raggiungere una piccola cascata, per poi scollinare e tornare indietro dall’altro lato della collina. Fortunatamente la temperatura non è altissima e il sole è parzialmente coperto dalle nuvole, il chè ci permette almeno di partire senza soffrire troppo il caldo. Dalla strada in terra battuta in cui ci troviamo ci spostiamo verso un punto leggermente più alto dal quale godiamo di una gran bella vista e che di fatto è il punto di partenza della nostra camminata. Dopo aver dato ancora un’occhiata alla sconfinata distesa di verde che ci circonda, ci mettiamo in marcia in fila indiana dietro la nostra guida che procede a passo spedito agile come una gazzella.
In generale il gruppo riesce a stargli dietro e camminiamo tutti insieme riuscendo anche a fare qualche chiacchiera. Inizialmente il percorso non è particolarmente accidentato, solo un po’ fangoso in alcuni tratti, ma decisamente affrontabile anche per me che sono davvero poco allenata per questo genere di attività. Non siamo ancora nel folto della giungla, quindi l’aria è ancora leggera e il tasso di umidità accettabile. Chiacchieramo un po’ con la coppia olandese che è davanti a noi, raccontiamo loro qualcosa di no e altrettanto fanno loro.
Il percorso iniza a farsi più accidentato e dobbiamo iniziare a fare maggiore attenzione a dove mettiamo i piedi. Dopo aver superato qualche tronco caduto e affrontato qualche ripida salita usando dei gradini ricavati direttamente nella terra, ci accorgiamo di essere rimaste parecchio indietro, tanto da non vedere nè sentire più il resto del gruppo. Per fortuna il percorso accessibile è solo uno, quindi lo seguiamo fiduciose del fatto che prima o poi avremmo ritrovato qualcuno. Si inizia a sudare, un po’ per la maggior fatica, un po’ perchè ormai siamo nel bel mezzo della giungla e il tasso di umidità inizia a farsi sentire seriamente.
Finalmente dopo un po’ di tempo ritroviamo il nostro gruppo che si è fermato ad aspettarci in uno spiazzo. Io crollo distrutta su un masso per riposare e bere mezza bottiglia d’acqua tutta d’un sorso e guardandomi intorno mi rendo conto di essere l’unica così devastata dopo solo un’ora di camminata, a quanto pare nemmeno troppo impegnativa.

Mentre cerco di racimolare le ultime forze rimaste per affrontare le successive due ore di cammino noto che una delle due ragazze coreane indossa dei sandali bianchi e trasporta la sua bottiglietta d’acqua in una busta di plastica che tiene al polso come i terrei una borsetta firmata andando a fare shopping e mi chiedo come diavolo abbia fatto ad arrivare fino a qui senza versare una goccia di sudore e con i lunghi capelli neri perfettamente in piega.

Quando ripartiamo decido di incollarmi a lei per capire quale sia il suo segreto: avanza con un andatura elegante e disinvolta come se stesse camminando su una via asfaltata in piano, quando invece stiamo attraversando la giungla in salita in mezzo al fango e su un sentiero accidentato e sdrucciolevole. Non capisco davvero come faccia! Io praticamente arranco e per compensare il dislivello del terreno cammino quasi a carponi consapevole del fatto che poi ruzzolare rovinosamente alla minima distrazione, nonostante le mie scarpe da escursione e le mani libere da ogni impedimento. Il mistero della sua tecnica di affrontare con tale disinvoltura la giungla si infittisce quando nuovamente io e Simona restiamo indietro da sole perdendo il resto del gruppo e quindi anche la nostra musa ispiratrice.

Praticamente io sono ormai distrutta quando arriviamo alla cascata e nuovamente mi accascio in modo scomposto su una roccia mentre il resto del gruppo si diverte come i matti facendo il bagno nel piccolo specchio d’acqua formato dalla cascata.

Il viaggio di andata è completato e ora ci attende il ritorno. Dentro di me inizio a pregare per un percorso in piano e meno complicato e inizialmente le mie richieste vengono esaudite perché passiamo da un comodo sentiero in terra battuta, ma la mia gioia dura poco, perché improvvisamente la nostra guida ci indica una deviazione sulla destra che corrisponde a una ripida salita in mezzo a un campo che ci riporta nel cuore della giungla. Mi faccio coraggio e a ogni passo mi chiedo come faccia la coreana a procedere su quel fondo con i suoi immacolati sandaletti bianchi. Per un breve tratto mi piazzo addirittura davanti a lei, quasi a sfidarla, ma dopo breve le cedo il passo visto che mi sta così attaccata impaziente di superarmi da farmi ancora più innervosire. Il tutto accade mentre i suoi capelli continuano a essere perfettamente in piega, esattamente come quando siamo partiti.

Il nostro cammino è quasi terminato, la nostra guida mette un po’ di musica col cellulare per rendere l’ultimo tratto meno drammatico (almeno per me) e ringrazio i suoi buoni gusti musicali perché la selezione di canzoni dei Linkin Park mi permette di fare un ultimo sforzo per completare il percorso. Nell’ultimo tratto troviamo una serie di piante di banano e ci concediamo un piacevole spuntino a km zero, staccando le piccole e deliziose banane direttamente dalla pianta.  Arriviamo quindi alla fine del giro tutti sani e salvi, io un po’ devastata, e risaliamo sul minivan che ci riporterà a casa.

Nonostante la grande fatica, un trekking nella giungla è sempre una gran bella esperienza che consiglio a tutti: ti permette di stare a contatto con la natura e di fare attività fisica in un scenario davvero incredibile con mille sfumature di verde e una vegetazione per noi insolita.


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