Quel treno per Ayutthaya
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Quel treno per Ayutthaya

Attraversare la Thailandia in treno.

Metti di avere tre giorni liberi e di vivere Chiang Mai. E metti di voler fare una scappata ad Ayutthaya per visitare il sito archeologico dell’antica capitale della Thailandia. La soluzione migliore in questo caso è prenotare un biglietto ferroviario per il treno diurno che collega Chiang Mai a Bangkok e che ferma nella città di Ayutthaya: al costo di 1.000 Baht andata e ritorno avrete così la possibilità di raggiungere Ayutthaya viaggiando lungo il Paese in modo confortevole e in stile local.

Il treno parte alle 08:50 del mattino dalla stazione di Chiang Mai con arrivo previsto ad Ayutthaya intorno alle 18:30. Come d’abitudine mi reco in stazione con molto anticipo, un po’ perchè non mi piace fare le cose di corsa, un po’ perchè le stazioni ferroviarie esercitano sempre un certo fascino su di me. Fin da quando ero una bambina il treno è sempre stato il principale mezzo di trasporto per le mie vacanze. Si partiva da Torino per andare in Sicilia in una specie di viaggio della speranza, ma nonostante il caldo e la pessima qualità dei treni di 25 anni fa quel viaggio per me era una gran festa, perchè si andava al mare e perchè era così bello stare ore a guardare fuori dal finestrino a immaginare mondi lontani.

Arrivata alla stazione di Chiang Mai dedico qualche minuto a guardarmi intorno prima di sedermi su una panchina e godermi il via vai delle persone che partono e di quelle che arrivano, gli sguardi di chi è lì ad aspettare l’arrivo di un amico o di un parente. E così il tempo passa veloce e il mio treno è pronto sul binario. A un primo sguardo il treno mi sembra davvero simile a quello che prendevo 25 anni fa e questo un po’ mi scoraggia, ma una volta salita e trovato il mio posto mi rendo conto dell’elevato confort che questo treno offre. I sedili sono morbidi e con abbondante spazio per allungare i piedi, la temperatura è più simile a quella di una cella frigorifera piuttosto che a un trasporto passeggeri, ma da brava viaggiatrice e dopo tanti mesi qui in Thailandia sono ben equipaggiata anche per questo. Il treno inizia a muoversi e istintivamente guardo l’orologio e mi accorgo con immenso stupore che sono le 08:49 e quindi stiamo partendo in perfetto orario. Non ricordo più da quanto tempo non mi succedeva di prendere un treno che partisse spaccando così il secondo.

Usciamo lentamente dalla stazione della mia bellissima Chiang Mai per prendere mano a mano velocità. Il paesaggio che scorre fuori dal finestrino è per lo più composto da una rigogliosa vegetazione tropicale, con banani dalle foglie enormi e altre piante di un verde brillante. Le stazioni nelle quali il treno si ferma sono tutte deliziose, decorate con motivi floreali su basi di legno di tek e i passeggeri che salgono e scendo sono per la quasi totalità thai. Dopo un paio di ore due operatori passano a offrirci uno snack e delle bevande. Uno dei due è un ragazzo molto giovane che sfoggia con orgoglio un rossetto rosso fuoco, un jeans super skinny e delle scarpe di vernice con un tacco che evidentemente non sa portare. E’ un lady boy, quindi un uomo che si atteggia da donna e si veste da donna. I lady boy in Thailandia sono una presenza costante e, al contrario di quanto accade nei cosiddetti paesi occidentalizzati, perfettamente integrata nella società. Non ci sono pregiudizi nè limitazioni, si trovano lady boy che lavorano negli uffici pubblici, nelle banche, nel turismo e questo senza che nessuno si scandalizzi o si indigni. Semplicemente è considerata una cosa normale, come per altro dovrebbe essere. Il viaggio prosegue e di tanto in tanto una deliziosa signora thai passa a pulire il pavimento del treno, destando nuovamente il mio stupore riguardo all’efficienza delle ferrovie thai.



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Nel costo del biglietto è compreso anche il pranzo, come in aereo, così verso le 12:00 ci viene servito un terrificante pasto thai composto da riso in bianco e due diversi tipi di makarel – una sorta di sardine condite con salsa di curry e una serie di spezie non identificate. Terminato il lauto pasto mi appisolo un po’ e mi sveglio quando mancano all’incirca un paio di ore all’arrivo. Il treno entra nella stazione di Ayutthaya in perfetto orario. Ad accogliermi appena scesa un’ondata di calore e di umidità che mi toglie quasi il fiato e che mi fa capire che fortuna ho di vivere a Chiang Mai, dove il clima è molto più gradevole. Raggiungo la mia guest house, San Sook Place, in 10 minuti di camminata e vengo accolta da una deliziosa signora thai che mi chiama per nome e mi invita a sedermi nel suo giardino. Ancora sotto shock per il caldo e un po’ stanca per il viaggio, mi ritrovo sotto gli occhi la piantina di Ayutthaya e una mini-guida al sito archeologico che la signora della guest house usa per darmi tutte le indicazioni del caso. Forse guardando la mia faccia un po’ sconvolta, finalmente si decide ad accompagnarmi nella mia camera. La guest house è ricavata all’interno di una casa tipica thai e le stanze sono davvero carine e pulite, dotate di aria condizionata e arredate con bellissimi mobili in tek. Dopo una doccia che sa di paradiso, su consiglio della mia guest master mi reco in un mercatino locale per cenare e bere una birra ghiacciata. Dopo aver mangiato un’ottima Tom Yum super spicy mi ritiro nella mia deliziosa stanza e crollo praticamente dopo il primissimo contatto con il letto.

Mi alzo presto con la speranza di iniziare il giro prima che la temperatura diventi rovente, ma il sole splende già feroce e prepotente. Dopo una abbondante e sostanziosa colazione, noleggio la bicicletta dalla mia geust master al costo di 50 Baht e mi preparo alla mia giornata culturale a spasso per Ayutthaya.

Un po’ di storia

Ayutthaya è l’antica capitale della Thailandia, fondata nel 1530 dopo un’epidemia di vaiolo che colpì la vicina città di Lopburi. Il re U-Thong e il suo seguito cammirano per giorni prima di arrivare al fiume al di là del quale raggiunsero una vera e propria isola circondata da campi di riso e da tre fiumi che la collegavano al mare. Il re decise quindi di stabilire qui la nouva capitale del regno e  da quel momento Ayutthaya crebbe costantemente in modo esponenziale. A metà del quindicesimo secolo il regno copriva la maggior parte dell’attuale territorio della Thailandia e Ayutthaya era una vasta e ambiziosa città costruita su canali che per la maggior parte oggi sono spariti. Nel 1685 Ayutthaya aveva una popolazione di circa 1 milione di di persone, che vivevano per lo più in case galleggianti. Per diversi secoli la città fu un importantissimo centro internazionale per il commercio. l’arte e la politica. gli scambi con gli stranieri prosperavano e Ayutthaya divenne una delle città più cosmopolite e fiorenti del mondo. Molti visitatori stranieri definirono Ayutthaya la più scintillante città che avessero mai visto. Nel 1767 i brimani invasero il regno e l’epoca d’oro di Ayutthaya si concluse improvvissamente: la città fu devastata e molti dei suoi magnifici templi vennero distrutti.

Oggi Ayutthaya è una deliziosa cittadina a circa 20 kilometri da Bangkok con 60.000 residenti. Le attività della vita quotidiana si intrecciano con il respiro dell’antico e splendente passato grazie alla presenza di numerose e affascinati rovine di alcuni dei 400 templi dell’antica capitale. Nel 2011 la città fu quasi completamente sommersa in occasione del monsone e in alcuni punti l’acqua è rimasta per mesi a tre metri di altezza. Questo allagamento colpì profondamente la città, ma Ayutthaya ha continuato a distinguersi per la sua resilienza che le ha permesso di tornare a splendere diventando un punto di riferimento per il turismo mondiale.

“Un’isola di palazzi e pagode, canali e corsi d’acqua

come una Venezia dell’Oriente, che attrae viaggiatori avventurosi e non, diplomatici e mercanti,

mercenari e missionari”

A spasso per rovine

Il centro storico di Ayutthaya si sviluppa in forma circolare, cinto dal fiume che lo fa sembrare un’isola. Seguendo i consigli della signora thai della guest house inizio il mio giro prendendo una barchetta che mi porta sull’altro lato del fiume, al costo di 5 Baht, per visitare un piccolo complesso di tempi molto belli, di cui uno in particolare custodisce un immenso Buddha dorato. Tornata indietro, recupero la bici che avevo parcheggiato a ridosso dell’attracco e inizio a pedalare sotto il sole rovente del sud della Thailandia.

La mia prima sosta è al Wat Mahatat, forse il più iconico dei templi di Ayutthaya, famoso per la testa del Buddha incastonata fra le radici di un albero bayan. Nonostante io abbia visto milioni di foto di questo tempio trovarmi lì di persona è stato davvero emozionante. E’ ancora abbastanza presto e non ci sono troppi turisti. Ho la fortuna di incontrare tre monaci intenti a farsi suggestive fotografie davanti alla testa del Buddha e mi godo così questo posto in una situazione ancora più pittoresca. Mentre sono intenta a girovagare per il Wat Mahatat vengo fermata da tre giovanissimi ragazzi thai che mi chiedono un’intervista per un loro progetto universitario: mentre mi riprendono con un celllulare mi chiedono da dove vengo, perchè sono lì, quanto tempo mi fermo e cosa mi piace della Thailandia e di Ayutthaya. Rispondo più che volentieri alle loro domande e a conclusione dell’intervista mi chiedono una foto insieme a loro e mi regalano un portachiavi con uno smile in segno di ringraziamento. Quando amo questo Paese!!

La tappa successiva è il Wat Ratchaburana, uno splendido monastero in stile Khmer che custodisce il più grosso chedi della città, una cripta e un anfiteatro molto simile a quelli delle tragedie greche. dopo la morte del re Intharacharthirat nel 1424, due dei suoi figli combatterono a mani nude a dorse di elefante per diventare re, ma entrambi restarono ucisi durante il duello. Un terzo fratello – Chao Sam Phraya – salì al trono e ordinò la costruzione di questo tempio edificato sul luogo del duello dei due fratelli defunti.

Il Wat Phra Sri Sanphet è il più eccezionale dei monumenti del parco storio di Ayutthaya. In questo tempio era custodito un Buddha di 16 metri completamente ricoperto di oro. Questa statua venne distrutta e i 160kg di oro vennero fusi dopo la caduta della capitale nel 1767. Oggi restano solo tre enormi chedi e alcune rovine delle mura.

A questo punto della mia visita in bicicletta il sole inizia davvero a essere feroce e la temperatura supera i 40°. Per questo motivo consiglio di valutare con attenzione la scelta del mezzo di trasporto più adatto a voi per muovervi attravero il sito: se soffrite molto il caldo vi sconsiglio l’utilizzo della bicicletta. Affidatevi piuttosto a un tuc tuc e contrattate sul prezzo per il servizio di tutta la giornata.

Incurante della temperatura ormai infernale continuo il mio giro fra le rovine del centro storico, guardandomi intorno con la curiosità di una bambina e gustando ogni singola tappa del mio percorso. Degni ancora di nota, solo perchè un po’ diversi dagli altri siti, sono ancora il Wat Lokkayasutha dove giace un Bhudda sdraiato gigante di 42 metri di lunghezza, con un tenue sorriso e la testa appoggiata su un fiore di loto, e il Wat Chai Wattanaram: situato sulla riva del fiume Chao Phraya. questo monastero è fra i preferiti per coloro che cercano un luogo tranquillo e scenografico vicino al fiume. Al suo interno si trovano 120 statue di stucco del Buddha in posizione seduta.

Non è difficile capire il motivo per cui Ayutthaya e le sue rovine siano state poste sotto la protezione dell’Unesco: l’atmosfera di questo posto è quasi magica, come se chiudendo gli occhi si potesse fare un salto nel passato, immaginando l’antica capitale nel suo momento più fiorente, intenta a crescere e prosperare, con un febbrile via vai di mercanti, artisti e visitatori. Ayutthaya resta quindi una vera chicca che non può mancare in un itinerario di viaggio classico in Thailandia.

Mi rendo conto quasi per caso che il sole è quasi pronto a tramontare e facendo due calcoli veloci mi accorgo che sono in giro in bicicletta sotto il sole da circa 10 ore. Basta questo pensiero a farmi sentire esausta, così mi avviarmi verso la mia guest house per riposare un attimo e decidere dove andare a mangiare.

Come in tutta la Thailandia il cibo non è mai un problema: la scelta è fra i baracchini sparsi per le strade, i mercati all’interno dei quali ci sono sempre fornitissime food court e le varie soluzioni western che io evito sempre come la peste! Decido per un mercatino a poca distanza dalla mia guest house per gustarmi un piatto di maiale speziato accompagnato da morning glory, sticky rice e l’immancabile birretta ghiacciata.

Sono soddisfatta del mio giro delle rovine di Ayutthaya e anche se fatto in una sola giornata, posso dire di aver visto e assaporato quello che mi ero prefissata prima di partire. Tuttavia se avete la possibilità di fermarvi un po’ di più fatelo: potrete fare le cose con più calma e vivervi in modo più rilassato questa chicca del sud della Thailandia.

Ritorno a Chiang Mai

Dopo una notte di sonno ristoratore, la mattina della domenica mi sento pronta per affrontare nuovamente 10 ore di viaggio in treno per tornare a casa. Mi reco alla stazione a piedi e dopo una colazione in stile “arrangio” in un 7/11 mi accomodo su una panchina dentro la stazione per aspettare il mio treno. Anche in questo caso mi godo la bella atmosfera delle stazione: gente che va, gente che viene, gente che aspetta e l’aria si riempie di una gradevole sensazione di frizzante attesa e di voglia di scoprire. Mentre faccio tutti i miei voli pindarici sulle mete dei vari passeggeri in attesa e sulle storie di ognuno di loro vicino a me noto seduto un ragazzo farang che come me aspetta. Mi guarda, mi sorride e mi chiede in un ottimo inglese: “Are you going to Bangkok?”. Gli rispondo che sto tornando a casa Chiang Mai e incuriosito mi chiede di dove sono. Quando gli dico che sono Italiana mi risponde che possiamo parlare in italiano perchè lui è del canton ticino. Facciamo quindi due chiacchiere e mi racconta che si è preso un anno sabbatico per girare l’Asia con il preciso intento di partecipare a iniziative di volontariato. Il bello di viaggiare soli è che ti capita molto più facilmente di chiacchierare con altri viaggiatori solitari e questo ti permette di scoprire un sacco di cose interessanti che spesso  si trovano a poca distanza da te.

Il mio treno è in arrivo, saluto il mio nuovo amico augurandogli il meglio per il proseguimento del suo viaggio e prendo posto. Il viaggio fila liscio come l’olio, nuovamente spaccando il secondo in partenza e in arrivo. Intorno alle 19:30 il treno entra nella stazione della mia adorata Chiang Mai e nel momento stesso in cui scendo mi sento di nuovo a casa.



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